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IL VANTAGGIO DI ESSERE UMILI SENZA CHINARE MAI IL CAPO

Perché bisogna dire no

Questa Città sa benissimo che dire sempre SI è diseducativo e si cresce in un processo di rafforzamento anche grazie a dei NO. Castelvetrano sa che partecipare è difficile, ma solo facendolo migliorerà. Di che cosa si discute? Non più della responsabilità di un sindaco che definitivamente ha ceduto la sua candidatura, spazzando accuratamente dal tavolo tutto quello che per cinque anni non aveva mostrato. Ovviamente, a tutto ciò, si aggiunge il contributo decisivo di un’opposizione sordomuta e di una pubblicistica che evita i fatti concreti. Come se non fossero il cuore del problema, di cui rendere avvertita e consapevole la pubblica opinione. Oggi si è ridotti ad un cumulo di macerie, si collezionano record disastrosi: debito pubblico, politici inquisiti, disoccupazione giovanile. Grandi opere mai fatte e tanto volute a discapito di piccole grandi opere come il decoro delle strade cittadine. Aumento spaventoso di persone che vivono sotto la soglia di povertà, sistema pensionistico al collasso, strutture che crollano a pezzi e migliaia di piccole medie imprese fallite. Come è stato possibile? E’ stato possibile perché si è lasciato che tutto andasse in questa direzione. La classe dirigente ha fatto del silenzio il proprio consenso. Si è detto sì a tutto. Alle loro incapacità, alle loro negligenze, ai loro accordi sotto banco. La questione è tutta qui. Elementare come sa essere il populismo nelle sue formulazioni più estreme. Ma il punto è questo. Occorre dare un nome alle cose. Nella filosofia politica, il potere che Senza titolo-1scioglie sé stesso dal bilanciamento dei poteri concorrenti si chiama assolutismo, il potere che non riconosce i suoi limiti si chiama autoritarismo, il potere che istituzionalizza il carisma, bonapartismo. Naturalmente non si è a questo punto, per sproporzione evidente dei protagonisti in campo. La disperazione castelvetranese sta raccogliendo tutti gli elementi sparsi della cultura ventennale di una politica personalistica e a-populistica, per comporre una testa d’ariete e forzare istituzioni deboli, partiti prigionieri della loro indeterminatezza, soprattutto identitaria. Perché non c’è alcun dubbio che tutto questo teoricamente avviene nel nome del “popolo” (circa 32 mila abitanti di cui 21 mila elettori), amareggiato, ferito, ma comunque “innocente” di fronte alla congiura dei politici, preparato ed invulnerabile nel cerchio immobile del carisma perenne. E come in tutta la rappresentazione ormai ventennale di questa vicenda formidabile e terribile, il popolo è la platea e la piazza, da cui sale l’unzione elettorale, la delega e la vibrazione di consenso. Naturalmente tutti hanno interesse, nel libero gioco politico, che un leader, anzi cinque nel caso specifico, legittimamente scelti dal proprio partito, movimento o lista, e dai suoi elettori, lo rappresenti e lo impersoni, cioè faccia politica. Un popolo consapevole di sé e dei suoi diritti dovrebbe leggere i pericoli e i segnali di questo passaggio, e dare subito un altolà definitivo. Perché se la Malapolitica priva della vita anche quando non uccide, c’è il risvolto della medaglia: la solidarietà di cittadini onesti che lottano per contrastarla.  L’interesse è uguale, il bene del proprio territorio, che è di tutti i cittadini, nessuno escluso. Basta semplicemente dire no, a testa alta. Spiegando che questo non è l’ultimo atto di una rissa ideologica, ma il prologo di un cambio di sistema, dove il cittadino è sempre sovrano. Castelvetrano non chinerà il capo per l’ennesimo “sissignore”. Questa è oggi Castelvetrano, quella che saprà dire NO per riprendere in mano le sorti del proprio destino, per partecipare, per non accontentarsi di inutili cambiamenti ma per migliorare, puntare in alto, a rivedere il sole. Questa è oggi la Castelvetrano che si incontra, che questa redazione racconta, risvegliata dal torpore e dalla pigrizia, più povera, ma mai miserabile. Questa testata si fonda sull’essenza del giornalismo. Un giornalismo indipendente, libero da ogni condizionamento, che ha il coraggio di mettere nero su bianco ciò che accade e di confrontarsi, di approfondire temi spinosi, di raccogliere l’essenza della notizia e ribatterla senza veli.

►L’editoriale di Irene Cimino

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