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La città ritrovata. L’ex chiesa di S. Vito extra moenia (Parte II)

Proseguendo da dove ci eravamo lasciati, ricaviamo alcune notizie sulla chiesa di S. Vito, per di più, dal manoscritto Rollo della Maggiore chiesa, et altre chiese fuori et dentro della Città di Castelvetrano, stilato per volere del vescovo di Mazara, D. Antonio Lombardo, in seguito ad una sua visita ad limina tra il 1578 e il 1579; tra le ultime ecclesie citate nel II volume figura anche quella dedicata a S. Vito in Castelvetrano. Il Nostro descrive la posizione del sacro tempio rispetto al perimetro della città sul finire del XVI secolo, restituendoci finanche il nome del suo beneficiale: «[la] chiesa di Sancto Vito [è] posta fuori la cità, refacta per alcunj personi devoti, della quali nj è beneficiale il Reverendo Cappellano Dottor Silvestro Ritio, cioè per sua bolla appare data in Mazzara die VIII martij VIII Indictionis 1579, concessa ad esso decto Dottor Silvestro per lo molto Illustrissimo et Reverendissimo Signor Don Bernardo Gasco Vescovo di Mazzara». La chiesa aveva dei sui foto-di-vincenzo-napoli“tenimenti”, ossia delle proprietà, fondi rustici o fabbricati, che determinavano delle rendite: «in primis tiene una chiusa circundata di fossati di pietrj, donata a decta ecclesia per la quondam Soro Antonina Lisciandro, […] la qual chiusa è in decta cità di Castelvitrano a canto la chiusa del Convento di Sancto Domenico, seu sub titulo Sancta Maria de Jesu». Altre rendite, per un totale di tarì 15, derivavano da tre case terane «existenti nel convjcino di Sancta Lucia» e da una senia situata in «Contrata delli Senij in decta cità di Castelvitrano». Sfortunatamente non ci è pervenuta, ad oggi, nessuna descrizione dell’apparato decorativo interno della piccola chiesa; possiamo invero descrivere ciò che rimane del suo prospetto principale, oggi poco visibile poiché intercettato dalla tratta ferroviaria passante in prossimità del vicino Ospedale: esso si presenta semplice nella sua forma tipica di quelle chiese dette “campestri” poiché distanti dal centro della città, dedite all’accoglienza di pochi fedeli, perlopiù contadini o abitanti delle periferie. Due paraste con plinti appena sporgenti delimitano lateralmente la superficie “a capanna”del prospetto, il cui unico elemento decorativo è il portale d’accesso al tempio, ottenuto con un’ottima pietra da intaglio probabilmente ricavata presso la stessa cava detta di S. Vito, ossia il terreno su cui oggi sorge l’Ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano. Peculiare nelle sue forme manieristiche, tipiche dell’epoca, presenta nella trabeazione tre triglifi decorativi su cui si attesta una cornice di delimitazione reggente un timpano curvo spezzato, ossia privo della sua parte centrale. All’interno della spezzatura trova posto una finestra, probabilmente unico elemento che permetteva il filtraggio della luce naturale in chiesa.

►Angelo Curti Giardina

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