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Un omaggio a Lia Calamia, donna di sani principi

lia-calamia“Quando lavori ricordati sempre chi sei…”. Esordiva così Lia per spiegare le sue opere d’arte. E questa frase, oltre le sue magnifiche opere sparse per il mondo, è la sua più importante eredità. Donna generosa e valente artista, senza cercare mai la gloria, ha costruito tassello dopo tassello il suo estro artistico. “… le mie Etnosphere – affermava Lia – sono un prodotto unico ed originale che colma di stupore e che arriva al cuore con semplicità”. La sua carriera inizia al fianco del marito, Enzo Filardo, occupandosi per circa vent’anni di arredamento d’interni, per poi, riempendo un vuoto che dagli anni sessanta, chiusi i laboratori di pittura e di scultura, sussiste nel campo della ricerca del complemento d’arredo su misura, aprire la “Lighea Arte”. Alla produzione della bottega artigiana ben presto Lia affianca una produzione propria, speciale, che immette nei circuiti artistici e nelle collettive d’arte. Come dimenticare la sua emozione nel vedere le sue prime tele appese in bella mostra nei corridoi del teatro cittadino, il 7 marzo del 2010, quando partecipa alla collettiva di pittura, denominata “la donna nell’arte”. Nasce per gioco, ma poco alla volta diventa un ottimo punto di riferimento per collaborazioni con importanti studi di architetti nello sviluppo di arredamenti di interni e per restauri via via più importanti e più difficili. In occasione della mostra sui Ferraro, restaurò gratuitamente la statua lignea di S. Nicola di Bari, salvandola da distruzione certa, donando anche il suo talento alla comunità in occasione del restauro delle statue dell’Aurora e delle opere custodite all’interno della cappella cimiteriale, un crocifisso ligneo ed una tela del Noto che presentava delle lacerazioni, e nell’aver realizzato una riproduzione de la Resurrezione di Cristo di Pieter Paul Rubens. Le sue opere pittoriche sono sbarcate anche in America, all’Agora Gallery di New York, dove vennero quotate attorno ai 3000 dollari. “Io mi considero un’artista emergente, quindi quella è la cifra. Ma per me l’importante è stato testare il mercato americano, perché è libero. Nel contesto italiano – sottolineava Lia a castelvetranonews – funziona molto per carrozzoni pubblici, fatti dai politici. Io non mi sono mai prestata”. Ed è nello sfogo che Lia ha affidato a Flavio Leone che si apprezza ancor di più la donna, che ha sempre difeso la sua terra ma che è stata poco apprezzata dai suoi concittadini. “Gentile Flavio, quando ho aperto il mio atelier di pittura, una persona pensando che fosse un’idea balzana mi disse: “E li scecchi volano!”. Nella postazione dove lavoro sospesi nel tetto volano tre somarelli di cartapesta con le ali, questo per ricordarmi sempre che i sogni si realizzano e gli asini possono volare se lo vogliamo veramente. … Quando seppi di essere stata scelta unica italiana per una mostra sull’astratto a New York, ho detto ai quattro venti la mia gioia e al solito mi hanno smorzato l’entusiasmo dicendomi “See,…l’America aspettava a tia”… Partire mi dava un senso di smarrimento, a volte di paura ma appena arrivata sono stata trattata dalla comunità Castelvetranese come una principessa. Luciano Saladino e gli altri hanno mostrato un orgoglio, un senso di appartenenza e una solidarietà ormai estranei alla cultura castelvetranese. Sono venuti tutti all’inaugurazione della mostra, che ha avuto un grande successo di critica e di lia-calamia-socio-sostenitrice-croce-rossapubblico. …Gli artisti stessi, australiani, francesi, inglesi mi hanno lodata ed incoraggiata senza alcun senso di invidia, con spirito di complicità. …”. Da queste parole non si può non leggere l’amarezza di una donna che nella sua semplicità cercava non glorie e medaglie ma di essere maggiormente apprezzata (e non usata) tra i suoi concittadini in vita. E alla frase:”La scomparsa di Lia Calamia ha sconvolto l’intera comunità di Castelvetrano”, la donna umile e di grande cuore, che non si è mai risparmiata per difendere e portare in alto il nome della sua amata città, avrebbe regalato ai suoi concittadini l’ultima sua grande opera, una provocazione dell’artista che tornata da i suoi viaggi ha voluto inscatolare “Pura aria fritta di Castelvetrano-Selinunte”. Una simpatica opera con la quale Lia ha voluto affrontare con ironia il nostro male quotidiano, l’inconcludente “bla bla bla” che, “protagonista ad ogni livello, anche e soprattutto sui social network, raramente – affermava Lia – offre soluzioni concrete”. Lia Calamia continua e continuerà a vivere nelle sue opere e nei cuori di quanti l’hanno conosciuta veramente.

Irene Cimino

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