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Libertà o bavaglio

L’informazione non è una merce qualsiasi

Quale uomo politico oggi si batterebbe per fare esprimere le proprie idee al suo peggiore avversario?
“Non condivido la tua idea, ma darei laspeak-spanish-basics-step-3 vita perché tu la possa esprimere”, affermava Voltaire. E’ un bellissimo elogio alla libertà di pensiero e di espressione. Ognuno di noi, per omertà, interesse o semplicemente per pigrizia, è responsabile della società in cui vive.  La democrazia è confronto, anche se tale principio evidentemente oggi è di fatto poco condiviso! Alla stregua di ciò, raccontare fatti di cronaca o ricordare al lettore fatti accaduti dovrebbe essere ritenuto un valore aggiunto, quanto mai vantaggioso in una realtà politica, perché pone i futuri amministratori in condizione di riflettere sulle proprie scelte, di difenderle o, se è il caso, di compiere le necessarie e dolorose valutazioni. La fine della democrazia inizia con la restrizione della libertà di pensiero.  Dinanzi ad articoli a sfondo politico, quindi, in primis, quanti hanno giurato fedeltà alla nostra Costituzione dovrebbero essere ben contenti di essere stimolati al dibattito, di poter rispondere e rendere conto ai propri cittadini. D’altronde, saranno amministratori di tutti, di chi dà loro ragione e di chi no! Ciò che non è accettabile è il cercare di mettere il bavaglio a chi esercita un proprio diritto! Il rispetto delle idee reciproche sta alla base della libertà di pensiero e di parola. Questa redazione mette nero su bianco i fatti non per far cambiare idea, ma solo per informare e confrontarsi. Il confronto è il sale della democrazia. Nell’era del web 2.0 le cose vanno diversamente, intellettuali e addetti ai lavori assistono impotenti al proliferare di notizie inesatte e vere e proprie bufale. Non importa l’argomento, si va dal razzismo alla fantascienza, passando per l’economia, l’ambiente e – ovviamente – la politica. Le idee degli attuali rivoluzionari da ufficio, che dalla loro scrivania incitano alla rivolta tra una pausa caffè e l’altra, ai tempi di Voltaire non sarebbero state minimamente consentite.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Tale libertà è sancita dall’art. 21 della Costituzione che garantisce ad ogni individuo di poter liberamente comunicare con i propri simili. Peraltro, con la diffusione capillare di Internet e dei nuovi media, ciascun individuo può diventare editore di sé stesso pubblicando e diffondendo liberamente la sua parola, il suo pensiero e il suo scritto, sia in formato cartaceo che elettronico. La manifestazione del pensiero, attraverso l’uso di tali strumenti divulgativi, rappresenta quel particolare aspetto del diritto sancito dalla Costituzione, che viene denominato come “libertà d’informazione” che si articola in una pluralità di diritti: informare, informarsi ed essere informati. E’ chiaro che se un ipotetico candidato dicesse “vediamo quanto resterete liberi da condizionamenti politici”, non passerebbe manco lontanamente per la testa di difendere la propria testata perché gli articoli parlano da sé, ma se a questo si aggiunge “non dovete parlare di fatti passati” indicando il titolo di un articolo su politica&mafia, allora non si può tacere. Ed il giornalista non si batte per difendere le idee altrui, ma per far sì che ognuno le possa esprimere. Difenderebbe ad oltranza le idee di chi difende i diritti e la dignità dell’uomo, in quanto essere umano, e la sua libertà di vivere senza oltraggiare, mortificare, distruggere la vita di altri. Verrebbe da chiedersi se ad alcuni lettori manchi la capacità di andare oltre il titolo di un pezzo, anche quando è talmente sensazionalistico che, se preso sul serio, giustificherebbe a dir poco una lettura approfondita. Perché lungi da noi l’idea che tale lettore avesse voluto perpetrare una velata minaccia. Intanto, noi continuiamo liberamente a pubblicare quanto accade sul territorio. E, per dirla col Manzoni, “ai posteri l’ardua sentenza!”.

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